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Il corpo è il maestro

Il corpo è l’unico luogo da cui non possiamo andare via.

Conosciamo il mondo attraverso il corpo, eppure non sempre ci fermiamo a conoscerlo davvero.

Passiamo gran parte del tempo a pensare, interpretare e spiegare ciò che viviamo. Costruiamo continuamente narrazioni che ci aiutano a dare un senso alle esperienze. A volte sono vere. Altre volte servono semplicemente a proteggerci.

Il corpo, invece, non racconta storie.

Le vive.

Possiamo raccontarci qualsiasi storia.

Il corpo non ha bisogno di convincere nessuno. Continua semplicemente a vivere ciò che stiamo vivendo.

Per questo non sempre ciò che ci raccontiamo coincide con ciò che il corpo sta esprimendo. Possiamo convincerci di stare bene mentre il sonno cambia, il respiro si accorcia, le spalle si irrigidiscono o la stanchezza diventa la nostra compagna quotidiana. Possiamo nascondere, trasformare o soffocare ciò che sentiamo. Ma il corpo continua a custodirne la traccia.

Per me è questo il significato più profondo dell’espressione il corpo è il maestro.

Non perché il corpo abbia sempre una ragione, ma perché rappresenta il luogo in cui la nostra esperienza prende forma. È attraverso il corpo che viviamo il mondo, che costruiamo relazioni, che affrontiamo le difficoltà e che troviamo nuove possibilità di adattamento.

Oggi la parola consapevolezza è ovunque. Ma la consapevolezza non è una tecnica, né un esercizio da imparare in un fine settimana. È un cammino che probabilmente dura tutta la vita.

Essere consapevoli significa imparare a essere presenti a sé stessi.

Accorgersi di dove siamo, di come stiamo abitando questo momento e delle molte versioni di noi che convivono dentro di noi. Significa riconoscere quale parte sta guidando il timone della nostra vita e scegliere, ogni giorno, se continuare a seguirla oppure cambiare rotta.

Il corpo ci accompagna in questo processo con una sincerità che spesso la mente non riesce ad avere.

Per questo non chiede di essere controllato.

Chiede di essere osservato, ascoltato, compreso, accettato e nutrito.

La salute, allora, non nasce dal tentativo di eliminare ogni difficoltà, ma dalla capacità di restare presenti a ciò che stiamo vivendo. Perché è solo partendo da dove siamo che possiamo scegliere la direzione verso cui andare.

Lungo questo cammino raccogliamo strumenti, facciamo esperienza e incontriamo persone. Sono proprio le relazioni, molto spesso, a permetterci di vedere parti di noi che da soli non riusciremmo a riconoscere.

La Via della Salute non è lineare. Non è breve e non è priva di ostacoli. Ma è profondamente sorprendente.

E forse, quando impariamo a considerare il corpo non come qualcosa da correggere ma come il nostro maestro, scopriamo che anche la gratitudine diventa un modo di abitare la vita.

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