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Io sono l’altro

Prima di leggere questo testo ti consiglio una cosa. Ascolta “Io sono l’altro” di Niccolò Fabi. Magari a occhi chiusi. Poi torna qui.

Per molto tempo ho pensato che la salute fosse un percorso profondamente individuale. Un cammino da affrontare con le proprie risorse, la propria volontà e le proprie capacità. Con il tempo ho capito che non è così.

Nessuno cresce da solo.

Nasciamo in relazione, impariamo in relazione e continuiamo a trasformarci grazie alle persone che incontriamo. Ognuno di noi è il risultato degli incontri che ha vissuto. Alcuni ci hanno fatto sentire accolti, altri ci hanno feriti, altri ancora ci hanno cambiato la direzione della vita. Tutti hanno lasciato una traccia.

Per questo credo che le persone salvino le persone.

Non perché abbiano la soluzione ai nostri problemi, ma perché ci offrono possibilità che da soli difficilmente riusciremmo a vedere.

La canzone di Niccolò Fabi ci ricorda una cosa semplice e, allo stesso tempo, scomoda: siamo abituati a pensare che l’altro sia diverso da noi. L’altro è quello che sbaglia, quello che non capisce, quello che vive una vita che non ci appartiene.

E se non fosse così?

E se dentro ciascuno di noi esistesse la possibilità di essere tutto?

Coraggiosi e fragili.

Generosi ed egoisti.

Accoglienti e chiusi.

Liberi e spaventati.

Statua e alga.

Le circostanze, la nostra storia, gli incontri e le possibilità che la vita ci offre fanno emergere parti diverse di noi. Ma quelle possibilità, in qualche forma, ci appartengono tutte.

Ogni relazione ci mette davanti a uno specchio.

La domanda è: ti lasci guardare o continui soltanto a guardare?

È lì che tutto cambia.

L’altro ci mostra parti di noi che amiamo. Altre volte ci accompagna a incontrare ciò che preferiremmo evitare di vedere. In entrambi i casi, se siamo disposti a restare, possiamo imparare qualcosa. È spesso attraverso la relazione che iniziamo a conscere davvero noi stessi.

C’è una frase che mi accompagna da molti anni: “Il maestro arriva quando l’allievo è pronto.”

Oggi credo che significhi questo: quando siamo disponibili a imparare, ogni persona può diventare un maestro. Un paziente, un collega, un figlio, un compagno, un amico o perfino uno sconosciuto possono mostrarci qualcosa che, fino a quel momento, non eravamo ancora pronti a vedere.

È anche per questo che a Spazio Vitale il gruppo occupa un posto così importante.

Una comunità non è semplicemente un insieme di persone che condividono uno spazio. È un luogo sicuro perché ciascuno possa mostrarsi senza il timore di essere giudicato. Un luogo in cui non è necessario dimostrare qualcosa, ma in cui è possibile esserci.

Quando persone diverse si incontrano con un’intenzione comune accade qualcosa che nessuno, da solo, potrebbe generare.

Il gruppo diventa uno spazio di appartenenza.

Un luogo in cui possiamo attraversare esperienze che da soli non avremmo avuto il coraggio di vivere. In cui possiamo sentire energie nuove, scoprire possibilità inattese e lasciare emergere anche ciò che non trova facilmente le parole.

L’indicibile.

È difficile descrivere ciò che accade quando una comunità inizia davvero a fidarsi. Si crea una presenza condivisa, un’energia che non appartiene più al singolo ma alla relazione. Ognuno sostiene l’altro e, nello stesso tempo, viene sostenuto. È in questo spazio che spesso diventano possibili trasformazioni che da soli non riusciremmo a vivere.

Mi piace dire che il mondo inizia dove finisce il tappetino.

Finché restiamo dentro ciò che conosciamo continuiamo a confermare chi siamo già. È nell’incontro con l’altro che qualcosa si muove davvero. È lì che nasce il dialogo, il cambiamento e la possibilità di vedere il mondo da una prospettiva diversa.

Forse è proprio questo il significato più profondo del titolo della canzone di Niccolò Fabi.

Io sono l’altro.

Perché ogni volta che incontro davvero una persona, quell’incontro cambia anche me. E forse la salute nasce proprio qui: nella possibilità di riconoscersi parte di qualcosa di più grande, scoprendo che nessuno si cura, cresce o vive completamente da solo.

Respiro sistemico Empoli

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