Definirsi significa delimitare, circoscrivere, porre un confine.
Il confine è un limite, ma anche ciò che custodisce una possibilità. È lo spazio da cui qualcosa può emergere.
Darsi dei confini è necessario. Senza un limite non ci sarebbero forma, relazione, vita. Ma la vita si mantiene solo quando quei confini possono muoversi, adattarsi, trasformarsi.
Io sono donna, figlia, sorella, amica, compagna, collega, capa, giullaressa, fisioterapista, osteopata, amante del movimento.
Prima di tutto, sono umana.
Questa è la mia identità.
Ciao, Sono Irene Piacenti.
Mi sono laureata in Fisioterapia all’Università di Pisa nel 2010 e ho avuto fin da subito la possibilità di crescere all’interno del Vital Center, centro di riabilitazione integrata di cui oggi sono direttrice. Lavorare in équipe mi ha insegnato che nessuna professione, da sola, è sufficiente per comprendere davvero la complessità di una persona.
I miei primi anni sono stati dedicati soprattutto alla riabilitazione in acqua. È stato proprio attraverso l’idrokinesiterapia che ho iniziato a cercare uno sguardo sempre più globale sul percorso di cura. Mi interessava capire non solo dove nascesse un sintomo, ma come e quanto il corpo si fosse adattato per arrivare a esprimerlo.
La terapia manuale è sempre stata la mia più grande passione. Il tocco, per me, è un linguaggio. È qualcosa che si affina con lo studio, ma soprattutto con il tempo, l’ascolto e la pratica.
Forse non è un caso. Sono figlia di un artigiano: mio padre, Giuseppe Piacenti, fisioterapista, è stato il mio primo maestro. Da lui ho imparato il valore delle mani, della precisione e dell’entusiasmo per questa disciplina.
La scoperta dell’osteopatia ha cambiato definitivamente il mio modo di vedere la salute. Mi sono diplomata nel 2017 presso Aifromm di Bergamo (FBEO) e, da allora, ho continuato a formarmi con il desiderio di comprendere sempre più a fondo l’essere umano nella sua globalità.
Nel mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare professionisti che hanno trasformato il mio modo di osservare il corpo. Alberto Brocca mi ha insegnato una lettura anatomo-fisiologica rigorosa e razionale. Paolo Desirò mi ha aperto a una visione fasciale dell’essere umano, in cui il corpo racconta anche la storia delle nostre esperienze, delle emozioni e degli adattamenti costruiti nel tempo.
Successivamente mi sono avvicinata alle neuroscienze, al trauma e all’educazione somatica. Grazie al percorso Trauma Informed Recovery e all’incontro con Mery Di Milia ho approfondito il valore dell’ascolto, dei tempi terapeutici e della relazione di cura. Da allora collaboro sempre più spesso con psicologi e altri professionisti, convinta che la salute nasca dall’incontro tra competenze diverse.
La mia formazione è proseguita con l’Advanced Osteopathy Institute di Milano, dove ho completato il percorso di osteopatia biodinamica “Il Movimento Presente e la Quiete” e mi sono specializzata nel trattamento della donna in gravidanza.
Negli ultimi anni il movimento è diventato una parte fondamentale della mia ricerca.
Mi accompagna una domanda semplice:
“Se voglio aiutare una persona a ritrovare un movimento sano, conosco davvero come si muove un corpo sano?”
Questa curiosità mi ha portata a studiare Filosofia del Movimento, Movimento Biologico, Natked e a confrontarmi con realtà internazionali come Fighting Monkey. Oggi sono facilitatrice di Movimento Biologico e coach di Natked.
Ogni persona che incontro è diversa e ogni percorso richiede strumenti diversi. Per questo porto con me tutto ciò che ho imparato, cercando ogni volta di adattarmi a chi ho davanti.
La formazione, per me, non finisce con i corsi.
Continua ogni giorno grazie alle persone che incontro, ai colleghi con cui collaboro, ai pazienti che si affidano a me e al movimento, che continua a insegnarmi qualcosa di nuovo.
Credo che la salute sia un processo condiviso e che nessuno possa costruirla da solo.
Per questo lavoro quotidianamente insieme ad altri professionisti: fisioterapisti, psicologi, ostetriche, chinesiologi e molti altri. È da queste collaborazioni che nasce una parte importante del mio lavoro e del progetto Spazio Vitale.
Con fede nel processo.
Bentrovatə,
Irene

